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foto d'architettura: ristrutturazione del palazzo dell'Arengario di Milano

Arengario: un progetto tra recupero e innovazione

Arengario di MilanoIl 18 novembre 2010 il palazzo dell’Arengario ha riaperto, dopo un lavoro di ristrutturazione durato tre anni,  per offrire uno spazio espositivo dedicato agli artisti del ‘900 concepito in modo moderno e funzionale. Grazie alla gentile disponibilità dell’impresa Marcora, che ha curato la ristrutturazione edile, vi possiamo offrire alcune immagini inedite di questa grande opera, giunta ormai al suo completamento.  Gli architetti Rota e Fornasari  hanno avuto incarico di riprogettare secondo le nuove esigenze della città di Milano gli spazi dell’originario progetto. La storia dell’Arengario di Milano merita di essere conosciuta perché si tratta della storia di un appalto molto particolare: quando nel 1937 il comune di Milano indice l’appalto per quello che diverrà l’Arengario i quattro architetti più famosi di questa piazza, Griffini-Magistretti-Muzio-Portaluppi, decidono di presentare un progetto congiunto, fatto abbastanza inusuale, che naturalmente sbaraglia la concorrenza, sia per la qualità del progetto, sia per la mole sovrabbondante di materiale prodotto dal sodalizio. Sarà solo nel 1939 che si darà avvio ai lavori di costruzione. Durante la guerra l’Arengario viene pesantemente danneggiato dai bombardamenti, prima ancora che vi possa essere una inaugurazione ufficiale. A guerra terminata il palazzo dell’Arengario vero e proprio viene quindi praticamente demolito, anche per il suo ovvio e ingombrante richiamo al regime fascista. Melchiorre Bega sarà incaricato della ristrutturazione, o più realisticamente della ricostruzione, del palazzo che dagli anni cinquanta è stato sostanzialmente destinato ad ospitare uffici pubblici

Sotto la guida del capo cantiere ingegner Montanari, e del responsabile della sicurezza ingegner Gallo, abbiamo percorso l’Arengario letteralmente dalle fondamenta al tetto, perché in ogni angolo c’è qualche cosa di interessante da vedere e da sapere!

Testo di Alda Bellonzi

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